Per l’abolizione della caccia

Ogni società è finalizzata al progresso civile, morale, tecnologico. Comportamenti e categorie di pensiero hanno ragion d’essere fin tanto che sono espressione della società che li determina. La figura del cacciatore non è più necessario alla comunità da vari millenni, da quando l’agricoltura, l’allevamento e la vita sedentaria diventarono conquiste irreversibili.
Già nella tarda antichità la caccia ormai diventa lo ‘sport’ dei nobili, perché il sistema produttivo della città soddisfa sostanzialmente il fabbisogno alimentare: diventa quasi uno ‘status symbol’, e tale rimarrà anche nel Medioevo. Ora, posso anche credere che molti cacciatori conoscano gli animali meglio di certi animalisti chiacchieroni, ma senza la necessità di una lotta per la sopravvivenza su piano di parità , chi ha in mano un fucile è solo un violento e un vigliacco.
D’accordo, sei bravo, ma perché arrivare ad ucciderli? E’ distorto parlare di legge naturale e di catena alimentare: da tempo l’uomo ne è al di sopra. Gli Indiani rispettavano gli animali perché sapevano che il destino dei propri figli dipendeva da una buona caccia, e si preoccupavano di non distruggere l’equilibrio di cui essi stessi erano parte responsabile, e adoravano lo Spirito in ogni sua forma: persino un ago di pino è santo. La caccia era sì un bene, perché quella società non divideva il mondo contrapposto tra città e natura. Chi invece tiene in casa un trofeo, o li alleva per la grande distribuzione, li chiama ‘bestie’, non ANIMAli, perché sono oggetti.
La differenza, culturale – se si può scomodare questo termine -, sta qua. Ma quella lepre cercava di portare lontano dalla sua tana i cani che la inseguivano, pensando ai suoi piccoli che moriranno di fame. Le importazioni di pelli sono passate da 5.887.136 animali uccisi nella prima metà del ’98 a 4.596.240 nel ’99. Esseri viventi ammazzati per vanità .
Ma gli animali soffrono e capiscono: provate a liberare un fagiano e leggetegli negli occhi vera riconoscenza. Ma l’insensibile non potrà mai farlo, perché è come se gli chiedeste di leggere nei fari della propria automobile. Per l’amor di Dio, continuate a usare pellicce solo come vanto sociale (il progresso oggi offre tessuti superiori), però ricordatevi, signore, che la ‘cosa’ che indossate è passata per la camera a gas; mangiate aragoste, però pensate se uno vi bollisse vivi; ragazzi, siate coscienti che il vostro hamburger viene da un allevamento di migliaia di bovini, che vivono nelle condizioni del peggior lager, che vivono solo per andare al martirio. Consapevolezza.
Uno sport che uccide non è uno sport. ‘Uccidere’ nella nostra società ha valenza etica e giuridica solo nei confronti dei nostri simili. Il problema allora è più generale: chi sono i nostri simili? In tutto il mondo solo la nostra tradizione ha considerato gli altri esseri viventi estranei e inferiori all’Uomo: Adamo, dando il nome a ciascun animale, inaugura il ‘diritto’ dell’uomo a possederli e usarli. Qualche tempo fa, ‘Civiltà Cattolica’, sostenendo che gli animali, in quanto del tutto privi di essenza spirituale, sono radicalmente diversi per natura dall’uomo, e quindi non possono avere diritti, poiché non sono ‘persone’ autocoscienti, anche se ‘questo non significa che gli uomini non abbiano obblighi nei loro confronti’, continua l’atteggiamento di pietà verso il diverso. Eccezione esemplare: ‘fratello lupo, sorella luna, madre terra’. S. Francesco (patrono d’Italia) lo abbiamo segregato nei libri? Per i buddhisti, tutti gli esseri dotati di sensazioni e sentimenti, sono uguali per natura: ciò che li rende diversi è il grado di consapevolezza di sé.
Chi è davvero la bestia? Dobbiamo iniziare a cambiare noi stessi. Vedere l’ambiente una cosa sola con la società umana. Smettere di condannare quella ‘parte’ che non é irrazionale, materiale, malvagia ma semplicemente è ciò che noi siamo. Non è forse cominciando a dividere noi stessi in ‘parti’ che ci dividiamo dal mondo?
La situazione ecologica è oggettivamente a un punto tale che l’uomo occidentale deve assumere, subito!, un atteggiamento, teorico e pratico, più consapevole e responsabile nei confronti della natura. Altrimenti quale futuro ai nostri figli? Cominciamo dalle piccole quotidianità . Intanto, le Federcaccia sono iscritte al Coni, il massimo ente sportivo italiano, da cui ricevono sovvenzioni per ripopolare le campagne che loro stessi hanno spopolato per divertirsi anche l’anno prossimo. Quando in campagna vedete un cacciatore, pigiate forte il clacson: potreste salvare una vita e, finché non sarà troppo tardi, quel Paradiso che è questa terra. Tranquilli: non è disubbidienza civile, è umanità . Questo è progresso.

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