Vuoi il mio posto? Prendi il mio handicap

Domenica a Como ho visto un meraviglioso cartello sopra lo spazio di parcheggio riservato ai diversamente abili (la prossima volta che vado scatto una foto così la metto nel post):
“Vuoi il mio posto? Prendi il mio handicap”
Non è un ottimo esempio di come la comunicazione che viviamo o subiamo ogni giorno, anche nei gesti o negli oggetti quotidiani, può essere migliorata e resa più efficace e persuasiva?
Se sto per parcheggiare, e non trovo un dannato posto, quale sarà più efficace?
L’anonimo divieto che vale per tutti e per nessuno, o un cartello che sembra una persona che in quel momento ti sta parlando, ti sta implorando, quasi sfidando? Te lo raffiguri davanti, quel disabile, e ti porta ad immedesimarti. E come ogni volta che c’è immedesimazione, si attiva il canale giusto per la persuasione.
Da un punto di vista sociale, se si seguisse questo esempio anche in tutti gli ambiti quotidiani che altrimenti passerebbero inosservati, forse avremmo meno spot di pubblicità sociale (spesso di dubbia utilità ) e molti più parcheggi liberi.
Migliorando le occasioni, le forme, e l’efficacia comunicativa degli oggetti e delle interfacce con cui ci misuriamo, anche inconsciamente, ogni giorno, questi messaggi positivi verrebbero assimilati molto più direttamente.
PS un doveroso ringraziamento ad Annamaria Arlotta per la segnalazione.

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