Non c’è memoria senza lacrime

5693479535_511dd4737f_bIl mio Alan ha lasciato la mia casa in questa fredda mattina di maggio, dopo 12 anni di strada insieme.
Roso dall’interno dal cancro, ma bello e lucido come se avesse tentato di ingannare il tempo e la morte fino all’ultimo.
Purtroppo la morte è anche un diritto per chi ha dato tutto e non ce la fa più. E la bella morte è anche la dignità di riconoscersi nella bellezza riflessa di sé in un ultimo giorno di sole, soprattutto quando si tiene la ferma impressione che lui abbia, anzi abbia sempre avuto, una minima coscienza di sé, del mondo, e delle persone che l’hanno amato.

Ma, nella fine, questa è umana e povera retorica: nella fine, nonostante l’ennesima carezza, quando si chiudono gli occhi si è soli di fronte al buio. E gli occhi si sono chiusi subito, o troppo in fretta. Trovare la vena, infilare l’ago e iniettare il liquido è facile e veloce. Dimenticare in quegli occhi sempre attenti la luce della vita che si spegne via, come un lumicino risucchiato in un pozzo, impossibile.

Chi l’ha conosciuto so che verserà una lacrima, perché è come e meglio di una persona, il compagno silenziosamente dolce e insostituibile di un pezzo di vita.
Se fosse vero che ogni anno di un cane corrisponde a 7 anni umani, allora bisognerebbe amarli ogni giorno 7 volte di più.

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