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Ancora due premi Mediastars per Futuraweb

Dopo il premio per aldamerini.com, e il premio tecnico personale per caremma.com, la mia agenzia di comunicazione, Futuraweb, si è aggiudicata due importanti riconoscimenti, stavolta nella categoria di Advertising online – Social media marketing: si tratta della campagna di promotion che abbiamo realizzato sui social network (Youtube, Facebook e Twitter) per Cascina Caremma e Damiano Fiorella, una delle migliori promesse uscite dall’ultima edizione di X-Factor. Mi aspetta un 2010 ancora più stimolante, a partire dalla realizzazione per Sony del sito ufficiale di Damiano e il restyling di Caremma, che in un anno ha avuto un successo di utenti e vendite online a dir poco strepitoso.

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giu 13

Corso di scrittura creativa con Franco Forte

Ho terminato il corso di scrittura creativa organizzato da Delos books e tenuto da Franco Forte.
Rispetto al panorama editoriale, davvero “illuminante” per utilizzare lo stesso aggettivo con cui il nostro docente/scrittore/editore ci dava il benvenuto.

Consiglio fortemente l’esperienza (scusa il gioco di parole, Franco) anche perché di corsi di scrittura creativa con un’impronta metodologica pratica, “americana”, ne abbiamo davvero bisogno.
Non vedo l’ora di partecipare a workshop ed altri eventi simili: credo sia impagabile riunirsi con un gruppo di persone che condivide i tuoi interessi, la tua passione e la stessa voglia di crescere.
Nel frattempo proviamo ad entrare nella community della Writer’s Magazine e a seguire il vecchio consiglio di scrivere ogni giorno qualcosa (magari a partire da questo benedetto blog, che aggiorno ogni mille anni…)

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giu 12

Le mie mani sulla 4a edizione! Prime impressioni.

Per chi gioca da 17 anni ai GdR (in principio fu il mitico e italianissimo “Uno sguardo nel buio”) una nuova edizione di D&D è sempre un’emozione. Per i profani: leggetevi subito la pagina di Wikipedia.

Cominciamo dalle mosse commerciali. dndinsider.com sarà un companion online (ovviamente a pagamento) per aiutare i giocatori a creare personaggi, scaricare utilità e altra roba. A parte il giudizio sul sito, che al primo impatto è pessimo, attendiamo di vedere se ne varrà la pena.
La Wizards ha già chiarito che almeno una volta all’anno uscirà un aggiornamento del Manuale del Giocatore. Dopo aver adottato uno spirito quasi open-source con le SRD della 3a edizione, e un principio di versioning con la 3.5, non vedo l’ora di mettere le mani su D&D XP o Dungeons Vista.

Ma lasciamo perdere il marketing e veniamo al prodotto in sé. Giunto oggi da Babbo Amazon, mi ha colpito molto favorevolmente la organizzazione dei contenuti. Scelte grafiche e di layout favoriscono la lettura e il reperimento delle informazioni. Tutte ciò che serve a costruire e giocare una classe finalmente è accorpato in poche pagine, incantesimi compresi. In questo modo non dobbiamo più sfogliare avanti e indietro.
Buone le illustrazioni (di solito giudico in base al capitolo Elfi femmina, e sono rimasto soddisfatto).

Dal punto di vista delle regole, per quello che sono riuscito a masticare, sono stati rispettati i due obiettivi di fondo che hanno dato vita alla 4a edizione:

  1. Semplificazione delle regole e tempo ridotto per la creazione del Personaggio
  2. Una curva di avanzamento di livello omogenea per tutte le classi (in teoria da questa edizione chi farà il mago non schiatterà morso da un topo al livello 1 e non sarà Dio in terra al 20)
Ci sono nuove razze, tra cui spiccano i Dragonborn, progenie dei Draghi, e i Tiefling, progenie dei Demoni. Entrambi con tanto di corna e codona. Be’ se mi lasciavano i mezzorchi era meglio, invece che inventarsi mezzosangue così eccentrici, ma corre voce che abbiano premiato movimenti di piazza e forum. Vox populi! Scompaiono anche, ahimè, druidi, bardi e barbari, e mi ritrovo un warlord. Ci mancava che mi tirassero via il ranger…
Cambiata la logica dei Punti Ferita (oltre ai danni fisici, ci sono dei danni di affaticamento che sono temporanei, per cui da ora anche i guerrieri possono “curarsi”). La distribuzione delle abilità è sicuramente più semplice e immediata rispetto a prima. Inoltre ogni classe può scegliere un percorso di specializzazione (qui ovviamente aspettiamoci il fioccare di manuali ed espansioni).
Meccanismo degli incantesimi ribaltato ma a una prima lettura mi piace molto. Sono divisi in tre fasce: a volontà, per incontro e utilità, e sono specifici di ogni classe.
Nei combattimenti diventano praticamente indispensabili griglie e statuine (e menomale): intanto si ragiona in quadretti e non in metri, e ogni azione ha una portata.
Nota dolentissima l’allineamento morale. Va bene che finora era troppo schematico, ma ora abbiamo un maggioritario secco tra Legali Buoni e Caotici Malvagi. In mezzo c’è una terra di tutti e nessuno.
A parte queste prime impressioni, desidero studiarmelo per bene e poi passare al test su strada per capire se la Wizard ha fatto una edizione per supereroi in stile Marvel, e quindi i “bambinetti dal dado caldo” del powerplay saranno contenti, o se la strategia e soprattutto il roleplaying puro, che interessano al sottoscritto, non ne saranno inficiati.
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apr 02

Come scrivere email efficaci

I fattori critici che determinano l’apertura della email e la conversione dell’utente.

Oltreoceano i guru dell’email marketing utilizzano un acronimo molto semplice da ricordare per esprimere i fattori che determinano l’efficacia di una email: CRITICAL, ossia Creatività , Rilevanza, Incentivo, Target, Integrazione, Copy, Attributi, Landing page. Vediamoli uno per uno.

La creatività si gioca non solo nella sfida di un look&feel in cui si riconosce immediatamente il brand, ma anche nel superamento di quei vincoli tecnici che non possono più essere ignorati: un utente non visualizza l’intera email, ma soltanto la porzione iniziale nella preview. Nei primi 300 pixel, dunque, dobbiamo condensare tutto ciò che è più importante per spingere il lettore a compiere l’azione-obiettivo della campagna.
I filtri di protezione dei client e delle webmail, nel caso di un mittente non aggiunto alla rubrica di contatti, normalmente non visualizzano le immagini: questo è molto pericoloso perché se il layout non è congeniato in modo opportuno, la nostra email potrà essere identificata come spam.

Cosa fare per cercare di ovviare a questo problema? Anzitutto evitare di veicolare i link (call-to-action) e le parole più importanti attraverso immagini, o comunque proporre delle alternative. Chi preparerà il layout della email dovrebbe sapere che ogni immagine va accompagnata da un testo significativo contenuto nell’attributo html ALT, che viene visualizzato dal client quando le immagini vengono “bloccate” o non sono scaricabili.
La prassi odierna, infine, impone di inserire in testa alla email sia il link alla versione web della stessa, sia la raccomandazione per il lettore di inserire il mittente nella rubrica.

Rilevanza. Rispondete a questa semplice domanda: perché questa persona, che ha un nome, degli interessi, probabilmente una purchase history con la nostra azienda, e che è sommersa ogni giorno da decine di messaggi non sollecitati, per lo più di sconosciuti, dovrebbe aprire e leggere la nostra email? La risposta si chiama Permission. Un messaggio è tanto più persuasivo quanto più velocemente e puntualmente esso soddisfa le attese e i bisogni del target. Ne consegue che per raggiungere un sufficiente grado di rilevanza occorre che il nostro sistema di email marketing sia provvisto di adeguati strumenti per profilare i clienti ed individuare, per ogni cluster, il messaggio “giusto al momento giusto”.

Incentivo. Per ottenere maggiori informazioni sul target e per stimolarlo a compiere la call-to-action, dobbiamo offrire qualcosa in cambio. Anche un semplice ma chiaro benefit per cui il lettore si senta un utente privilegiato. Secondo gli obiettivi e le caratteristiche della campagna possiamo prevedere diverse tipologie di incentivo: non solo sconti e promozioni, ma anche un contenuto o servizio free in cambio per esempio della compilazione di un questionario di valutazione di un prodotto.
Il ciclo di vita del cliente è necessariamente costellato di “switch point”, di punti in cui l’utente si trova più vicino o lontano al brand. Sono gli incentivi che possono rafforzare o recuperare il nostro legame di fidelizzazione.

Target. Equivale a personalizzazione. Il nostro tentativo avrà più successo se saremo stati in grado di pianificare, a monte, una campagna one-to-one che parta dai bisogni dei diversi profili.
Non bisogna mai dimenticare che la comunicazione avviene tra persone reali: tra le righe deve trasparire una persona reale. A questa persona in carne ed ossa deve corrispondere il mittente.
Dall’altra parte, otterremo sicuramente dei tassi di apertura almeno doppi se ci rivolgeremo direttamente al target. Una email anonima per tutti è una email per nessuno. E’ un modo efficace per stabilire un rapporto diretto, personale e più duraturo con i propri clienti.
L’efficacia della personalizzazione è proporzionale al livello di permission che saremo riusciti ad ottenere dal cliente.

Integrazione. E’ dimostrato che le campagne che integrano il direct email marketing al direct marketing tradizionale ottengono una redemption maggiore. Un classico esempio di risparmio che si può ottenere con la DEM è il couponing online. L’integrazione tra online ed offline può innescare un circolo virtuoso proporzionale alla quantità e qualità dei customer touch points che sapremo realizzare: questi punti di contatto sono il momento ideale per raccogliere maggiori informazioni e incrementare il livello di permission.

Copy e Attributi. I due attributi che maggiormente influiscono sul tasso di apertura delle email sono mittente ed oggetto. Questo binomio dovrebbe sempre rispondere a tre qualità : branding, rilevanza, urgenza. L’oggetto è una promessa. All’inizio si chiarisce la promessa e cosa otterrà il lettore se agisce. Si sostanzia la promessa e il benefit, quindi si riprende l’offerta iniziale spronando il lettore ad agire, subito. Questo tipico esempio di struttura AIDA (Attenzione, Interesse, Desiderio, Azione) ci deve ricordare che in qualsiasi contenuto persuasivo scrivere è anzitutto progettare un percorso: sapere dove condurre il cliente (l’obiettivo di conversione attraverso la call-to-action) e impostare i veicoli (razionali, emotivi) migliori per ottenerlo.
In questo percorso diventa strategica la posizione e la formattazione delle call-to-action, i link per la conversione. Devono sempre risultare evidenti nel testo e possibilmente non ridursi a un banale “clicca qui”. E’ opportuno inserire i link più decisivi in testa e in fondo alla email.

Landing Page. Le landing page hanno l’obiettivo di persuadere l’utente a compiere un’azione (conversione), mantenendo l’attenzione e confermando l’impressione positiva che lo ha indotto a rispondere al link nell’e-mail. Il maggior tasso di perdita degli utenti si registra normalmente alla prima pagina vista, e ancora capita di trovare aziende che commettono l’errore di reindirizzare l’utente alla home page. La email deve “atterrare” in una pagina apposita dove l’obiettivo dell’azienda deve coincidere con quello del cliente: questi deve velocemente essere indirizzato a compiere l’azione senza ostacoli. Nel caso di una lead generation, per esempio la compilazione di una form non deve essere un lungo elenco di campi inutili. E se possiamo, precompiliamoli o rendiamo l’esperienza interattiva. A che serve altrimenti il “web 2.0″?

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mar 03

Ciclo di conferenze sull’email marketing con Business International

Il 7 marzo, 3 aprile e 16 aprile a Milano terrò dei workshop dedicati all’email marketing: “Email training days”: nel primo affronterò le tematiche di permission, segmentazione e misurazione dei risultati. In email 2.0 le opportunità di integrazione con RSS e social networks, infine il 16 aprile sarà la giornata dedicata espressamente all’email writing.
Nel primo incontro sarò affiancato da Maurizio Fionda, AD di Diennea (prodotto: MagNews).
Ecco i link alle schede dei seminari con il relativo programma.
1. Email strategy
2. Email 2.0
3. Email Copywriting
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nov 30

Quanto è lunga la nostra libertà?

L’ho trovato là ad aspettarmi, come si aspetta qualsiasi novità anche la più brutta purché ti cambi la giornata, legato alla sua cuccia, a dieci metri dalla strada, a un metro da una ciotola vuota, a venti dal portone che deve custodire. Il suo mondo, il suo lavoro. O meglio, la sua vita, 24/24h, 7/7gg, 365/365gg. Immaginatevi nello stesso posto per tutta la vita, a fare la stessa cosa, a mangiare le stesse cose, senza nessuno. Altro che isole dei famosi!
Quando mi ha visto non mi ha neanche abbaiato. Ha tirato su gli occhi tristi e guardato con pietà . Per sé. Questa è coscienza. L’ho salutato, cercando di trasmettergli quello che trasmetto al mio Alan quando sono felice di vederlo. Non l’ho compatito, ho cercato di dargli allegria, non quella però un po’ ipocrita e di maniera che si dà agli anziani negli ospedali. Il problema è che te la giochi subito, la fiducia. Non hai tempo per recuperare con le parole. O si stabilisce il “link” empatico o sei fregato e non gli vai a genio. O sei l’ennesima noia o sei uno scocciatore. Magari un deficiente che non capisce e lui pensa “ma cosa vuole, che mi metta a fare il cane da guardia? fallo tu!”
Ci sono riuscito e mi si é mosso il cuore. Si é alzato, é andato a prendere la sua bottiglia di plastica vuota, e me l’ha portata invitandomi a giocare. Ho dimenticato perché ero là, l’appuntamento, la strada, le macchine, tutto e mi sono messo a giocare. Beh, giocare per modo di dire: due metri di catena sono una bella libertà .
Quando rimpiangiamo la nostra infanzia, tutti pensiamo al “gioco”. Non é forse perché l’essenza autentica (in senso severiniano) della Vita era proprio la libertà , l’identificazione con essa che il giocare ci dava? Nel giocare non eravamo forse davvero liberi, e incatenati al senso più puro e bello del vivere, beati e ignari da quella che poi avremmo chiamato “scissione” o biblicamente “peccato originale”?
CCosì dicean tra lor, quando Argo, il cane,
Ch’ivi giacea, del pazïente Ulisse
La testa ed ambo sollevò gli orecchi.
Nutrillo un giorno di sua man l’eroe,
Ma côrne, spinto dal suo fato a Troia,
Poco frutto poté. Bensì condurlo
Contro i lepri ed i cervi e le silvestri
Capre solea la gioventù robusta.
Negletto allor giacea nel molto fimo
Di muli e buoi sparso alle porte innanzi,
Finché i poderi a fecondar d’Ulisse,
Nel togliessero i servi. Ivi il buon cane,
Di turpi zecche pien, corcato stava.
Com’egli vide il suo signor più presso,
E benché tra que’ cenci, il riconobbe,
Squassò la coda festeggiando, ed ambe
Le orecchie, che drizzate avea da prima,
Cader lasciò: ma incontro al suo signore
Muover, siccome un dì, gli fu disdetto.
Ulisse, riguardatolo, s’asterse
Con man furtiva dalla guancia il pianto,
Celandosi da Eumèo, cui disse tosto:
“Eumèo, quale stupor! Nel fimo giace
Cotesto, che a me par cane sì bello.
Ma non so se del pari ei fu veloce,
O nulla valse, come quei da mensa,
Cui nutron per bellezza i lor padroni”.
E tu così gli rispondesti, Eumèo:
“Del mio re lungi morto è questo il cane.
Se tal fosse di corpo e d’atti, quale
Lasciollo, a Troia veleggiando, Ulisse,
Sì veloce a vederlo e sì gagliardo
Gran maraviglia ne trarresti: fiera
Non adocchiava, che del folto bosco
Gli fuggisse nel fondo, e la cui traccia
Perdesse mai. Or l’infortunio ei sente.
Perì d’Itaca lunge il suo padrone,
Nè più curan di lui le pigre ancelle;
Ché pochi dì stanno in cervello i servi,
Quando il padrone lor più non impera.
L’onniveggente di Saturno figlio
Mezza toglie ad un uom la sua virtude,
Come sopra gli giunga il dì servile”.
Ciò detto, il piè nel sontuoso albergo
Mise, e avvïossi drittamente ai proci;
Ed Argo, il fido can, poscia che visto
Ebbe dopo dieci anni e dieci Ulisse,
Gli occhi nel sonno della morte chiuse.
(Odissea, XVII – vv. 350-397 – trad. del Pindemonte)
Dopo vent’anni (irrealistico ovviamente, é un’iperbole di Omero) di assenza, il cane di Ulisse riconosce il padrone sotto le finte spoglie del mendicante, là dove non l’aveva neppure riconosciuto il figlio o il vecchio amico, e muore, per l’emozione e la gioia ritrovata.
E’ l’esempio più bello e sincero dell’amore del cane per l’uomo che sia mai stato cantato, e una delle pagine più belle che mi porto dentro fin da bambino (ovviamente non in questa traduzione aulica e senza sentimento).
Se vedete un cane alla catena, ricordatevi di Argo.
Anni fa, un gesuita che studiava Omero con me mi disse che, in fondo, rispetto a Dio siamo tutti come Argo. Quanto é lunga la nostra catena?
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