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Articoli che parlano di ‘politica’

mag 18
Recentemente ho parlato con un mio amico trasferitosi a Vancouver e con un mio amico blogger americano democratico. Mi chiedevano notizie a proposito del PD. E’ sempre utile vedere come gli altri giudicano quello che stai facendo dall’esterno. Mi dicevano che Oltreoceano gli sembrava si fosse creato molto buzz e volevano capire cosa e quanto ci fosse di “nuovo” e di vero.
E’ da sottolineare che il buzz è stato generato più dai media in modo incontrollato, complimenti a Repubblica e a Zucconi in particolare, che da una nostra precisa strategia di comunicazione su vasta scala, che invece si è limitata al nervoso e pernicioso scambio di opinioni dei leader quotidiano. Ne è la dimostrazione che i blog e i siti sul PD ricevono meno credito rispetto a quelli indipendenti. Mentre si può ricordare che 1 americano su tre usa Internet per raccogliere informazioni, discutere dei candidati e dei temi delle campagne. Per non dire che oltre 13 milioni di cittadini dal 2004 a oggi hanno usato Internet per partecipare direttamente offrendosi come volontari o per inviare denaro.
E’ proprio sulla attuazione nella realtà del campo della “novità” che si gioca la scommessa del Pd. L’obiettivo del Pd non deve essere quello di trovare un posto al sole per pochi, ma quello di dare una mission di cambiamento per tutti, non solo di centrosinistra ma anche a destra: il modo di essere e fare partito, il modello partecipativo alla politica, il modo di comunicare della politica. Che sono le premesse strutturali poi per quell’obbiettivo più grande indicato da Veltroni che è fare una “Italia nuova”. E’ sempre meglio anticipare e farsi rincorrere che scendere sullo stesso piano di Berlusconi ed essere in difetto di comunicazione.
Non ho né la presunzione né le capacità per indicare strade o scorciatoie neppure per l’ultimo degli iscritti. Però mi preme, in base alla mia esperienza politica di consigliere comunale di 9 anni e per la mia attività professionale, evidenziare alcuni aspetti da cui possono prendere spunto delle proposte. Molto brevemente, perché gli aspetti da toccare sarebbero centinaia e sono già corsi fiumi di inchiostro, ma soprattutto perché credo più a un gruppo che si siede intorno a un progetto e lo fa crescere e lo sa misurare nel tempo, piuttosto che a ore di assemblearismo senza risultati.
E’ inutile ripetere che la gente è disaffezionata dalle istituzioni, che il ruolo dei partiti tradizionali e dei sindacati è mutato negli ultimi due decenni, in particolare da quando Berlusconi è sceso in campo, che le tessere ai partiti hanno un’età media da estinzione programmata, che fa più presa e adesioni il messaggio e l’attività di una onlus che un partito, che la comunicazione politica non la si fa senza il marketing, che il linguaggio della politica e delle leggi rispetto alle dinamiche sociali è fossilizzato.
Non è inutile farlo però se la nuova struttura del partito, e qui faccio riferimento sia al nazionale che alla base locale, sarà quella di un nuovo anfiteatro con i posti numerati e le gradinate d’onore, o se stiamo a perdere la faccia dietro ai pantheon e ad altre sciocchezze simili, o se ancora dopo 60 anni prendiamo come legge del Sinai l’intervista sul giornale del Segretario o del Presidente di turno. O se dobbiamo ancora fare la conta delle figurine per eleggere un nostro rappresentante e gli organi direttivi ai congressi. Se il Pd sarà ancora questo, avremo perso la sfida e la fiducia dei nostri figli, e, allora, è meglio destinare il proprio tempo e passione a qualcos’altro. In fondo ci sono molti modi per mettersi al servizio degli altri e della collettività , anche più efficaci. Veltroni, non a caso, puntava l’attenzione sulla passione e l’entusiasmo, senza i quali la politica non può essere politica bella, e il nostro impegno non può essere efficace oltre che gratificante.
Il consenso è l’ultimo anello di quella lunga e faticosa catena che trasforma la conoscenza in fidelizzazione e la fidelizzazione in partecipazione attiva e virale. Oggi la partecipazione e il consenso non sono più gratuiti e per sempre in nome di un ideale, o di una bandiera. Qualsiasi opinione calata dall’alto, editorialista, pubblicità , istituzione che sia, oggi è vista con diffidenza e viene vagliata con capacità critica.
La catena della fiducia cambia perché la trasmissione delle conoscenze sta passando da un modello verticale ad orizzontale, e quindi si rovescia completamente il senso di authority. Non capire e non assimilare questo cambiamento significa costruire un progetto che in partenza è già zoppo, figuriamoci una svolta culturale.
Un’idea nuova ha successo se esiste un gruppo di persone carismatiche in grado di influenzare grandi platee. Il punto fondamentale è che queste persone devono credere e comunicare lo stesso messaggio e mostrare coesione e forza interna. I messaggi contrastanti che i futuri leader del PD si lanciano tra loro certamente non aiutano a far chiarezza. Inoltre il fatto che gran parte del dibattito stia avvenendo in puro “politichese” potrebbe alienare una bella fetta di futuri elettori.
Una nuova idea si “incolla” nelle menti tanto più ci si rende conto della sua forza e qualità . E, nel caso di una nuova idea, per “incollarsi” deve sfidare le pratiche tradizionali e fornire una nuova, semplice e intuitiva visione della realtà . Cosa fanno durare un’idea (e quindi un progetto) a lungo? E’ un mix di semplicità, concretezza e sorpresa, ma anche credibilità e emozione.
Il contesto in cui si sviluppa l’idea è fondamentale per la diffusione dell’idea stessa. Ma per capire il contesto è necessario conoscerlo, e qui la sfida per il PD è di creare canali di ascolto con i cittadini, capirne le esigenze e il linguaggio, e non trasformare il tutto in una operazione verticistica, incomprensibile per il cittadini e di conseguenza potenzialmente a rischio nelle battaglie elettorali. Anche qui, una bella sfida “culturale” per la nostra classe dirigente.
Che lo si voglia o no, il berlusconismo è un punto di non ritorno per la politica italiana. Se la forza mediatica di Forza Italia è tale, non è solo per una questione di risorse economiche, ma anche di capacità . Se per i giovani in particolare il linguaggio e i contenuti del centrodestra riescono più usuali, per quanto culturalmente e politicamente poveri, è perché sono più simili a quelli di cui sono imbevuti i media, TV in particolare. E se Forza Italia è più brava a comunicare è perché i loro dirigenti sono formati dagli stessi professionisti della comunicazione che camminano per i corridoi di Mediaset.
Quindi, per favore, cominciamo a risparmiare qualche soldo e risorsa nel nuovo partito per la formazione dei gruppi dirigenti locali anziché lamentarci del livello della nostra classe dirigente. Capisco la necessità del collegamento tra la base e il centro, ma organizziamo meno convegni tematici con questo o quel ministro, questo o quel rappresentante – tra noi sappiamo come la pensiamo! – e usiamo queste risorse e queste energie in corsi di formazione, di comunicazione, di amministrazione. Utilizziamo gli strumenti informatici come aggiornamento e lavoro tra noi, e come divulgazione verso l’esterno per essere più efficaci e produttivi e risparmiare risorse. Non è qualcosa in più, è qualcosa che dobbiamo recuperare, in fretta, e che da due anni una Clinton o un Obama hanno capito e stanno facendo. Non cito neppure Al Gore, perché un Al Gore forse non sarebbe potuto nascere in Italia. Ma dobbiamo fare in modo che nei prossimi anni, grazie a questo partito nuovo, ciò diventi possibile.
Dobbiamo creare un network, una rete, di competenze, di sinergie, di interessi a livello comunale e intercomunale veicolati da un idem sentire e da un obiettivo comune, che, a differenza dei nostri avversari, non deve essere “la torta è grande per tuttima essere basato sul fondamento stesso di quella cosa che unisce tutti gli italiani, che è la nostra Costituzione, che “la legge è uguale per tutti”. Superare il berlusconismo significa ripristinare una cultura della legalità e della convivenza, e il primo passo/esempio, deve essere chiaro e vincente: se paghiamo tutti le tasse, paghiamo meno tutti. E ancora: sostenere con ferma determinazione, a tutti i livello istituzionali, la lotta al corporativismo e ai poteri forti. Ridurre drasticamente il costo della politica per diventare credibili. E ancora, finché avremo anche solo la presunzione dell’odore del controllo degli istituti bancari addosso, finché non prepareremo un sano riequilibrio finanziario a favore dei consumatori, non potremo dirci né democratici né di sinistra, e ottenere un’apertura al consenso. Non voglio essere demagogico, ma a una giovane coppia interessano di più i tassi d’interesse di un mutuo, che la collocazione europea tra socialisti o popolari. Risvegliamo gli intellettuali per risvegliare gli intelletti e le conoscenze, ma ognuno abbia l’onestà e l’umiltà di saper fare il proprio mestiere.
Il consenso si genera nei fatti e nelle leggi, non nel proclamarsi pro o contro il Governo di turno. Solo con un buon governo locale e nazionale, infatti, possiamo argomentare e sostanziare un movimento che tutti vogliamo davvero dia un rinnovamento a questo Paese, ma non a partire da Roma, ma dalle vie e nelle piazze nelle quali fino a due mesi fa eravamo impegnati a giocarci la faccia.
apr 28
1. Cuffaro, buoni i cannoli? La mafia non esiste, si chiama P.A.
2. Alzano ancora i tassi. Lo prendiamo nel culo fisso, variabile o revolving?
3. Ma i pacchetti Bersani chi se li è mangiati? La Mortadella è scaduta
4. Se risale la Destra almeno toglieranno il Canone? Occhio, modelle!
5. Gates se n’é andato. Grazie, Bill. Perché ci sono così tanti parlamentari? Mettiamoli a Progetto.
6. A Vittuone intitoleranno il palazzetto dello sport a Berlusconi. Posso intitolare il mio cesso a un partito?
7. Ho pianto per Samantha, la canelupo di Leggenda. Se i cani diventassero i padroni, il mondo sarebbe migliore.
8. Perché spendono i soldi nel marketing e non nell’ambiente? A Napoli se li erano già presi tutti gli altri. Cazzo, devo portar fuori la spazzatura!
9. Sotto le lenzuolate di Bersani chi ci ha scopato? I metalmeccanici hanno strappato 127 euro in 2 anni. Però.
10. Il petrolio sale, il pane sale etc. etc. Anche una gita di un giorno col panino oggi è un lusso.
11. Sto diventando vecchio, però mi dicono che sono più… . Sarkozy, mannaggia!!
12. Il 10% del PIL è prodotto da immigrati. Meglio il Kebab del Mac Donald.
13. I Baroni hanno lasciato fuori il Papa. A quando la Laurea Honoris Causa a Corona?
14. Chavez si scopa Naomi. Boh… Le tigri e gli orsi bianchi scompariranno.
15. Ma perché i pannelli solari costano così tanto se bastano i mirtilli? Qualcuno ha rubato la marmellata.
16. Hanno chiuso italia.it dopo 1 anno. 45 milioni di euro nostri in fumo. Pubblicate i nomi di chi ci ha fatto la bella vita.
17. L’Ecopass funziona, soprattutto per i piccoli. Fare tariffe e multe in base a cilindrata e reddito no eh?
18. 1 laureato su 5 va a finire a lavorare in un call center come primo lavoro. Sarà un nuovo tipo di specializzazione…
19. Perché i primari e i direttori ASL sono nominati dai partiti? Piuttosto che prendere la tessera del PD geni e ricercatori vanno all’estero.
20. Ogni giorno muoiono 26mila bambini. Punto.
ott 28
Ogni società è finalizzata al progresso civile, morale, tecnologico. Comportamenti e categorie di pensiero hanno ragion d’essere fin tanto che sono espressione della società che li determina. La figura del cacciatore non è più necessario alla comunità da vari millenni, da quando l’agricoltura, l’allevamento e la vita sedentaria diventarono conquiste irreversibili.
Già nella tarda antichità la caccia ormai diventa lo ’sport’ dei nobili, perché il sistema produttivo della città soddisfa sostanzialmente il fabbisogno alimentare: diventa quasi uno ’status symbol’, e tale rimarrà anche nel Medioevo. Ora, posso anche credere che molti cacciatori conoscano gli animali meglio di certi animalisti chiacchieroni, ma senza la necessità di una lotta per la sopravvivenza su piano di parità , chi ha in mano un fucile è solo un violento e un vigliacco.
D’accordo, sei bravo, ma perché arrivare ad ucciderli? E’ distorto parlare di legge naturale e di catena alimentare: da tempo l’uomo ne è al di sopra. Gli Indiani rispettavano gli animali perché sapevano che il destino dei propri figli dipendeva da una buona caccia, e si preoccupavano di non distruggere l’equilibrio di cui essi stessi erano parte responsabile, e adoravano lo Spirito in ogni sua forma: persino un ago di pino è santo. La caccia era sì un bene, perché quella società non divideva il mondo contrapposto tra città e natura. Chi invece tiene in casa un trofeo, o li alleva per la grande distribuzione, li chiama ‘bestie’, non ANIMAli, perché sono oggetti.
La differenza, culturale – se si può scomodare questo termine -, sta qua. Ma quella lepre cercava di portare lontano dalla sua tana i cani che la inseguivano, pensando ai suoi piccoli che moriranno di fame. Le importazioni di pelli sono passate da 5.887.136 animali uccisi nella prima metà del ‘98 a 4.596.240 nel ‘99. Esseri viventi ammazzati per vanità .
Ma gli animali soffrono e capiscono: provate a liberare un fagiano e leggetegli negli occhi vera riconoscenza. Ma l’insensibile non potrà mai farlo, perché è come se gli chiedeste di leggere nei fari della propria automobile. Per l’amor di Dio, continuate a usare pellicce solo come vanto sociale (il progresso oggi offre tessuti superiori), però ricordatevi, signore, che la ‘cosa’ che indossate è passata per la camera a gas; mangiate aragoste, però pensate se uno vi bollisse vivi; ragazzi, siate coscienti che il vostro hamburger viene da un allevamento di migliaia di bovini, che vivono nelle condizioni del peggior lager, che vivono solo per andare al martirio. Consapevolezza.
Uno sport che uccide non è uno sport. ‘Uccidere’ nella nostra società ha valenza etica e giuridica solo nei confronti dei nostri simili. Il problema allora è più generale: chi sono i nostri simili? In tutto il mondo solo la nostra tradizione ha considerato gli altri esseri viventi estranei e inferiori all’Uomo: Adamo, dando il nome a ciascun animale, inaugura il ‘diritto’ dell’uomo a possederli e usarli. Qualche tempo fa, ‘Civiltà Cattolica’, sostenendo che gli animali, in quanto del tutto privi di essenza spirituale, sono radicalmente diversi per natura dall’uomo, e quindi non possono avere diritti, poiché non sono ‘persone’ autocoscienti, anche se ‘questo non significa che gli uomini non abbiano obblighi nei loro confronti’, continua l’atteggiamento di pietà verso il diverso. Eccezione esemplare: ‘fratello lupo, sorella luna, madre terra’. S. Francesco (patrono d’Italia) lo abbiamo segregato nei libri? Per i buddhisti, tutti gli esseri dotati di sensazioni e sentimenti, sono uguali per natura: ciò che li rende diversi è il grado di consapevolezza di sé.
Chi è davvero la bestia? Dobbiamo iniziare a cambiare noi stessi. Vedere l’ambiente una cosa sola con la società umana. Smettere di condannare quella ‘parte’ che non é irrazionale, materiale, malvagia ma semplicemente è ciò che noi siamo. Non è forse cominciando a dividere noi stessi in ‘parti’ che ci dividiamo dal mondo?
La situazione ecologica è oggettivamente a un punto tale che l’uomo occidentale deve assumere, subito!, un atteggiamento, teorico e pratico, più consapevole e responsabile nei confronti della natura. Altrimenti quale futuro ai nostri figli? Cominciamo dalle piccole quotidianità . Intanto, le Federcaccia sono iscritte al Coni, il massimo ente sportivo italiano, da cui ricevono sovvenzioni per ripopolare le campagne che loro stessi hanno spopolato per divertirsi anche l’anno prossimo. Quando in campagna vedete un cacciatore, pigiate forte il clacson: potreste salvare una vita e, finché non sarà troppo tardi, quel Paradiso che è questa terra. Tranquilli: non è disubbidienza civile, è umanità . Questo è progresso.
apr 06
1. In Italia i cambiamenti all’interno della società hanno portato, dagli anni Settanta, all’affermazione di un nuovo tipo di famiglia. Al centro sono poste questioni come i doveri nei confronti dei minori, la tutela, di crescita, il diritto al benessere e l’affettività dei bambini; l’eredità biologica diventa secondaria rispetto all’eredità culturale e alla dimensione affettiva. La Legge 40/2004 presuppone invece, chiudendo gli occhi di fronte alla realtà, un unico modello, quello costituito da due genitori e i figli, e ri-assegna il ruolo primario del dato genetico, del ’sangue’, su quello culturale.
2. Schematizzando si possono riassumere tre orientamenti. C’è chi sostiene la sacralità della vita fin dal concepimento, in virtù della continuità dello sviluppo dalla fecondazione, fino allo sviluppo pieno dell’individuo cosciente. Da qui il sillogismo, che se gli esseri umani hanno dei diritti, e l’embrione è in potenza un essere umano, anch’esso deve godere dei medesimi diritti.
Un secondo orientamento sostiene che il valore dell’embrione è progressivo, per cui i suoi diritti crescono insieme con il suo sviluppo. Lo statuto giuridico dell’embrione quindi si congiunge necessariamente, come vuole anche il nostro codice civile, con la difesa dei diritti della persona-madre.
La terza posizione fa questo semplice ragionamento: oggi non siamo in grado di classificare gerarchicamente le qualità sostanziali che assicurano statuto ontologico alla persona, e di conseguenza, non siamo in grado di stabilire esattamente ‘quando’ l’embrione diventa ‘persona’.
Chi scrive vita con la ‘V’ maiuscola, tenga presente che se si identifica la vita dell’embrione con la vita umana, allora bisogna applicare il principio della difesa della vita a prescindere dalla sua accezione sostanziale e alla logica pretesa morale che ogni essere vivente (piante, animali, etc.) deve essere salvaguardato in ogni momento e in ogni stadio di sviluppo. Se insomma il seme gode degli stessi diritti della pianta, non si può ridurre, ipocritamente o fideisticamente, il problema della Vita e dell’Essere facendolo coincidere con la Persona umana.
All’epoca del referendum sull’aborto, si faceva spesso riferimento alla I lettera ai Corinzi, in cui San Paolo scrive che il corpo dell’uomo e della donna sono il tempio di Dio. Di fronte alla crudeltà della Legge 40 nei confronti del corpo femminile, credo si possa rileggere la citazione in un senso più profondo.
3. Vi è un terzo tema, infine, che è quello per cui, astraendo dai contenuti del referendum, abbiamo il dovere politico e morale di andare a votare, con coscienza e responsabilità . Usare l’astensione come scusa per non affrontare il problema non è molto lontano dal lavarsi le mani di Pilato. Alcuni ritengono che la politica possa entrare nella vita privata delle persone, altri che lo Stato debba astenersi dallo stabilire una verità maiuscola per legge. Questo significa garantire tutti i soggetti compresi il concepito ma non imporre anche a chi si riferisce a modelli diversi, dei paletti per legge. I temi che sottendono alla discussione bioteca non sono esauriti in una verità definitiva, né scientifica né filosofica. C’è ancora da discutere, confrontarsi. La legge, invece, imponendo un solo punto di vista, chiude la discussione. Punto e basta. Non viviamo in uno Stato etico, ma in uno Stato di diritto, che ogni giorno deve misurarsi con le sfide di una società multietnica e multiculturale.
E’ in gioco la difesa dello stato liberale, della laicità dello Stato, perché ricordiamo che ‘laico’ significa ‘popolare, di tutti’, ove nessuno impone su tutti gli altri. E cerchiamo di far crescere la comunità , finendola una buona volta con la falsa opposizione tra laici e cattolici. Così, per confermare che il progresso delle coscienze è una pallida luce di luna, ritorna ancora forte il dilemma dell’Antigone tra legge e diritto. Chi ha fondato il diritto sapeva che la lex non può essere scissa dallo ius. Senza ius, la lex diventa debole e, al tempo stesso, tirannica.
Riprendendo le parole di Zagrebelsky, ‘quando il sistema legislativo non tiene il passo con le necessità sociali si finisce per far fronte alla debolezza della legge con altre leggi, corrodendo progressivamente il significato di legalità . La scommessa della politica, quella che non alza gli scudi ma si apre e sa mettere in discussione se stessa alla luce delle dinamiche sociali, sta proprio qui: ‘nella capacità della Costituzione, posta come lex, di diventare ius’; nella capacità di uscire dall’area del potere per farsi attrarre nella sfera vitale di una società che cambia e che si deve interrogare sul suo futuro. L’astensione è solo per chi vuole murarsi vivo nella casa della propria convinzione.
gen 12
“Oggi non viviamo in una comunità del faccia a faccia, ma in una società dello spettacolo. Ciò che ognuno mostra nei giornali e sugli schermi TV non è se stesso, come sa di essere nella sua coscienza personale, ma un’immagine fittizia, messa in scena secondo le esigenze dell’attualità , un’apparenza ingannevole ed effimera come uno spot pubblicitario la sua fama trionfa solo per cedere il posto a quella che presto la sostituirà , per soddisfare le esigenze di cambiamento e di novità del pubblico” (Vernant). Anche la politica (il cui destinatario ultimo è ancora la persona-cittadino?) si sottometterà alla mercificazione e al consumismo?
Certo: non siamo più cittadini, siamo compratori. Il linguaggio dei politici, dopo la “scesa in campo” di Sua Emittenza, ha preso a prestito le espressioni degli spot, e anche i contenuti: la frammentarietà prende il posto della completezza, la quantità della qualità , le urla del dialogo. I problemi diventano merci di scambio e i programmi dei partiti diventano spot, ossia tanti modelli “usa e getta” di felicità , che l’acquirente, in nome della libertà , può scegliere come un vestito e quando non è più di moda gettar via. Bella libertà .
La gente si allontana dalle piazze e dalla politica: portiamola in casa loro attraverso la TV, regaliamo loro quello che desiderano. Le grandi questioni sociali ed economiche sono banalizzate a frasi ad effetto: come la legge della pubblicità vuole, invece di far capire, conviene convincere che il proprio prodotto è il migliore. Bella onestà .
Ma chi lo fa non si vanti, non è nulla di nuovo: “guardate la lingua e le belle parole di un uomo e non badate a ciò che accade veramente” lamentava già Solone (che non era manco un ‘democratico’). La democrazia nacque quasi 2500 anni fa con la partecipazione diretta e il dibattito, cioè con la libertà di poter mettere in discussione il mondo. Oggi il modello è la televendita. Bella educazione.

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